Quattro anni fa sono stata un fantasma per un pomeriggio intero

di Cinzia Lorenzi

Sono scesa dall’auto e ho attraversato a piedi il ricordo di una città, L’Aquila, nel silenzio più assoluto. Il quartiere della Casa dello Studente esisteva sotto il sole di un agosto dove le rose svettavano altissime nei giardini, occupando spazi che mai avrebbero raggiunto perché nessuna mano amorevole le potava più dal 2009, nessuna mano poteva strappare i viticci che ormai invadevano marciapiedi e lampioni, nessuna mano si sporgeva a togliere i panni ancora stesi su alcuni terrazzi. Nessun uccellino cantava tra i rami degli alberi.
Eravamo lì e non eravamo niente.
Camminavo a testa all’insù, con l’occhio che dimenticava linee e prospettive perché non c’erano dove te le saresti aspettate: un muro finiva col vuoto, le tapparelle storte, le recinzioni piegate dalla frustata della scossa o meglio delle scosse, le crepe come rughe sulle facciate di case che case non sarebbero state mai più. La percezione ancora fisica della direzione della faglia, il confine tra chi si salvò e chi non ce la fece nello spazio a volte di cento metri scarsi. A destra un palazzo integro, a sinistra un cratere.
Ci siamo strappati via da lì e spostati verso altre zone: la Fontana dalle Cento Cannelle restaurata cantava sommessa la storia di una città che provava a risorgere. I palazzi del centro ingabbiati da una quantità di ponteggi tristemente proporzionale alla gravità dei danni subìti. Lo sguardo in alto, ancora, verso bracci di gru su tetti sprofondati, gli occhi delle finestre serrati da travi d’acciaio. Il Forte Spagnolo, il bellissimo “Castello Cinquecentesco”, chiuso. Lo sguardo in basso: i sassi dei muri secolari sparpagliati nel fossato. Siamo entrati nell’unico bar aperto nella piazza centrale, la signora gentile ci ha preparato il caffè. “Si ricomincia piano piano, hanno fatto i casotti per alcune attività, vedete qui davanti? Ne passerà ancora del tempo”. Le vie sono così strette, ci hanno detto, che se ristrutturi un edificio non puoi ristrutturare quello di fronte, la conformazione del nucleo storico non aiuta gli uomini. Il tramonto proiettava ombre di campanili che aspettavano di risuonare ancora.
“Ritornate, non ci dimenticate.”