“Ogni segmento d’infinito è infinito esso stesso”

di Silvia Lecceti

Ho intervistato Giuseppe Bartolozzi e Clara Tesi, artisti nati a Pistoia rispettivamente nel 1941 e nel 1944, in occasione dell’inaugurazione dell’esposizione permanente della loro mostra “La Coltivazione della Bellezza”, al Centro Pallavicini di Pistoia venerdì 6 ottobre 2017.   I due artisti sono uniti da decenni sia nell’arte che nella vita. Hanno esposto in mostre sia private che collettive, in Italia e all’estero, ottenendo molti e prestigiosi premi e riconoscimenti.

Per prima cosa vi chiedo di parlami della mostra “La Coltivazione della Bellezza”. Potete spiegarla e descrivere il tema centrale della bellezza … A quale riflessione vorreste che i visitatori giungessero una volta conclusa la visita? 

Qualche parola a proposito della funzione dell’arte nel reale di ogni tempo e dove… “Nei campi della coltivazione della bellezza niente si chiude o si ferma, semi dormienti di antiche semine si aprono alla continua invenzione del nuovo, spuntano i segni delle diversità mancanti al disegno dell’epoca che vive. Un lievito di fertilità sorprende e ribalta le attese visioni. Agita e cresce, innumerevoli, le opzioni delle avverabili scelte, combinando forme utili alle figurazioni del futuro che preme. Nel cerchio che curvo s’allarga e a spirale ripete diverso, ogni cultura semina con ciò che sa, e raccoglie quel di bisogno. Questo luogo del prato è per noi la rincorsa al volo del nostro sogno, che oggi si alza nella memoria del cipresso, si allarga nel tempo dell’uovo e si posa nel grembo di una permanente idea di bellezza che possa un qualcosa al necessario rinascimento che urge alla soluzione del globale disastro che dura, Le nostre opere sono queste, guardatele e saranno vostre.” 

Vorremmo che i visitatori una volta conclusa la visita di questa antologica mostra giungessero alla riflessiva conclusione di quel nesso inscindibile che esiste tra Arte e Scienza, che si può tradurre nelle categorie di creazione-invenzione, che vorrei spiegare meglio con questa sintesi poetica:

Nel fantastico spazio che vive e cresce con l’uomo esiste quello che non c’è. L’artista lo cerca e lo trova nel momento di goccia maturo lo coglie e lo posa dove girano le sfere degli orologi 

“Coltivi Arte E Produci Il Reale”

Parlatemi adesso della Fondazione “Giuseppe   Bartolozzi e Clara Tesi – FAS: Fondazione Arte e Scienza” e cosa ha significato per voi la sua nascita.

La fondazione Giuseppe Bartolozzi e Clara Tesi è stata costituita:

a) per favorire e sviluppare, con fondamento scientifico e rigore critico, la storia, il messaggio culturale, le opere di Giuseppe Bartolozzi e Clara Tesi e mantenere vivi, specie tra i giovani, l’insegnamento artistico e il metodo creativo di Giuseppe Bartolozzi e Clara Tesi.

b) istituire borse e premi di studio da assegnare a giovani studiosi, dando impulso alla formazione di nuovi cultori delle arti espressive, in particolare della scultura e della pittura, finalizzata all’approfondimento della interpretazione del reale e alle particolarità stilistiche di Giuseppe Bartolozzi e Clara Tesi come risorse per la sperimentazione di nuovi linguaggi espressivi.

Come terza domanda, vi chiedo di raccontarmi come vi siete avvicinati al mondo dell’arte e come è nata questa passione? Qual è l’opera alla quale siete più affezionati? Cosa pensate del mondo dell’arte dopo molti anni di esperienza? E’ cambiato qualcosa da quando avete iniziato e cosa, invece, è rimasto come il primo giorno?

Alla terza e difficile domanda rispondo che mio nonno Nello aveva una piccola fonderia artistica  che ho frequentato fin da bambino.  La mia prima scuola  sugli elementi e le funzioni strumentali del lavoro artistico. Il mezzo lapis all’orecchio del nonno, i fogli di carta dove tracciava i segni di quello che poi usciva dal fuoco del grogiolo, è stato fatale per le future scelte. L’opera alla quale ci sentiamo più affezionati è quella prossima ventura, che ci coinvolge totalmente con le tante istanze che chiedono definitiva soluzione. Il così detto mercato con i suoi risvolti finanziari e monetari sta obbligando i giovani artisti alla produzione del bello che piace, alla domanda formata sugli stimoli pubblicisti che portano l’arte al suo suicidio. Alla perdita del suo incalcolabile valore con il cartellino del prezzo.  Il successo nel mercato obbliga alla ripetizione pedissequa degli archetipi, interrompendo così la ricerca per il denaro. In altre parole: un globale disastro. Seguendo le righe delle sue domande risponderei che tutto è cambiato, tutto è diverso, sono accadute tante cose al mondo, alla gente.  Si è perduta l’innocenza, la visione, la realtà delle cose… il senso. Non so bene se per noi  tutto è cambiato o se tutto è rimasto come il primo giorno…Ho svegliato Clara per domandarlo anche a lei, che mi ha risposto come mi aspettavo: NO, niente è cambiato per noi.

Com’è lavorare fianco a fianco con la donna con cui condivide anche la vita? Sarei curiosa di sapere come la vita privata e quella artistica hanno influito l’una sull’altra nel corso degli anni?

Dopo una iniziale divisioni di compiti, dove Clara è stata sopra a tutto la mia splendida insegnante, abbiamo cominciato a fondere questa dualità fino a non riconoscere, neppure noi, il segno dell’uno e dell’altro. E così per le idee creative. Forse, di distinto, ci sono le estreme sintesi che io scrivo e certe conclusioni che Clara sa trarre per ogni lavoro.  

Non esiste confine tra vita privata e quella artistica, viviamo questa integrazione con gioia e grande rispetto delle nostre complementari diversità.

Infine, potrebbe raccontarmi un aneddoto o un momento particolarmente speciale per lei che ha vissuto nella sua carriera?

Momenti particolarmente speciali vissuti nella nostra carriera? La risposta è:  TUTTI.

“OGNI SEGMENTO D’INFINITO E’ INFINITO ESSO STESSO ”

Ph Filippo Caramelli