Domenico Tromiro e il piacere della degustazione

di Silvia Lecceti
Domenico Tromiro, chef professionista di fama internazionale, dirige la cucina del ristorante in via del Can bianco “Le Officine delle carni”. Fu la proprietaria, Lorella Taddei, che con l’intento di dare vita a qualcosa di innovativo e speciale, si rivolse a Tromiro. La sua cucina, infatti, punta molto sulla qualità e sul valore degli ingredienti, che sono al centro di ogni ricetta, insieme alla volontà di creare piatti il più possibile originali. Il suo scopo è, non soltanto quello di far gustare al cliente un piatto di bontà unica, ma anche quello di portarlo, attraverso i colori ed i sapori, a provare emozioni sorprendenti ed un appagamento completo. 
Lo abbiamo incontrato e gli abbiamo rivolto qualche domanda: 
  • Dove sono nate la vocazione e la passione per la cucina? 
Sono nato a Capri e ho avuto la fortuna di avere una nonna straordinaria…Nonna Carmela. Lei cucinava per tutta la famiglia ed io rimanevo affascinato da questo mondo di sapori, aromi e profumi. Con lei ho mosso i primissimi passi in cucina, adoravo aiutarla. È stata la mia musa ispiratrice e se oggi sono uno Chef è anche merito suo, è stata lei a tramandarmi la passione per il cibo e la convivialità.
  • Qual’è la tua visuale in cucina?  
La mia cucina è in continua evoluzione. Durante i miei 25 anni di esperienza come Chef, ho avuto la fortuna di girare molto e soprattutto all’estero; ciò mi ha portato a nuove sperimentazioni ed ho potuto apprendere un certo tipo di “cultura culinaria” in ogni posto dove sono stato a lavorare, anche se le mie radici napoletane con i profumi ed i sapori della mia terra sono sempre stati alla base del mio modus operandi. La mia visuale in cucina è, dunque, con uno sguardo al passato e alla tradizione, ed uno al futuro verso l’innovazione. 
  • Dove prendi l’ispirazione per i tuoi piatti? 
In primis parliamo di “ingredienti ” che devono seguire sempre la stagionalità, questo il punto di partenza, poi ciò che mi ispira può essere ciò che mi circonda, un colore, una sensazione, un ricordo. Anche la mia Napoli con il suo caos, il suo panorama, la simmetria dei suoi paesaggi…la mia infanzia.
  • Cosa ti auguri per il futuro? 
Il mio augurio è che tra 5 anni le persone abbiano sviluppato una certa “cultura del cibo”. Purtroppo c’è ancora poca consapevolezza, spesso si va alla ricerca della sazietà, senza sapere cosa siano il gusto e la qualità del cibo. Il mio augurio è che si diventi “dei puristi” del cibo, del mangiar bene e soprattutto di qualità.
  • Infine, cosa vuoi trasmettere alle persone che assaggiano i tuoi piatti? 
In ogni mio piatto c’è sia la degustazione che il piacere dei sensi. Devono entrambi andare di pari passo, sempre. Il cibo è gusto, è sapore, ma è anche emozione. Il cibo deve appagare l’olfatto, la vista, ma anche la gola. All’utente finale che assaggia i miei piatti voglio lasciare un appagamento completo, un viaggio attraverso il gusto e le emozioni, perché il cibo è anche questo.